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Autores
Orientador(es)
Resumo(s)
Hilda Hilst dedicou-se durante 40 anos a uma complexa e exuberante criação poética, de
prosa de ficção e teatro. No entanto, ao ver a sua obra marginalizada, confinada a um
recanto do panorama literário brasileiro, quase sexagenária, em 1989, declara-se, citando
Georges Bataille, “livre para fracassar”, proclamando um afastamento da “literatura
séria”. Com este propósito, nasce uma provocação literária que se manifesta com a
publicação de obras apresentadas como pornográficas. O anúncio cumpre-se a partir do
ano 1990, quando publica os primeiros dois textos da denominada ‘tetralogia obscena’,
O caderno rosa de Lori Lamby e Contos d’escárnio - Textos grotescos, e prossegue em
1991, com o lançamento de Cartas de um sedutor e, em 1992, com a recolha de contos
Bufólicas. Uma parte da crítica e dos leitores indignar-se-ão pelo conteúdo e pelas
escolhas linguísticas destes textos, outros conseguirão eduzir, nas entrelinhas, uma subtil
crítica à sociedade contemporânea, ligada ao percurso intelectual começado pela autora
em obras anteriores. Dito isto, o presente trabalho tenciona reconstruir criticamente a
receção da produção hilstiana, com enfoque na prosa publicada entre os anos ’80 e ’90 e,
nomeadamente, nos textos da tetralogia obscena e nas crónicas que a autora escreveu para
o jornal campineiro Correio popular. Por isso, ao introduzir alguns detalhes biográficos,
delineando a postura literária da escritora, o estudo deslocar-se-á para outra perspetiva, o
ponto de vista dos Outros, segundo Sartre, atores indispensáveis na individuação e na
afirmação da identidade. Ao analisar as críticas, destacaremos a intervenção da obra de
Hilda Hilst no social e no profundo do ser humano. Esta tarefa prende-se assim,
primeiramente, com o intuito de perscrutar nas críticas os tabus de quem, barricado num
lugar de conforto, pretende dominar a sociedade através do moralismo. Ao mesmo tempo
pretendemos, obviamente, estabelecer um confronto interpretativo com quem soube
entender o valor e a complexidade da obra hilstiana, desconstruindo, numa perspetiva
dialógica e comparativa, as banalizações e as estigmatizações dos detratores.
Hilda Hilst si dedicò per 40 anni a una complessa ed esuberante creazione poetica, di prosa e di teatro. Nonostante ciò, osservando l’emarginazione della sua opera, relegata in un angolo del panorama letterario brasiliano, quasi sessantenne, nel 1989, si dichiara, citando Georges Bataille, “libera di fallire”, proclamando un’allontanamento dalla “letteratura seria”. Da questo annuncio nasce una provocazione che si manifesta con la pubblicazione di opere presentate come pornografiche. Questo pronostico si concretizza nel 1990, quando pubblica i primi due testi della cosidetta ‘tetralogia oscena’, O caderno rosa de Lori Lamby, tradotto in italiano come Il quaderno rosa di Lori Lamby e Contos d’escárnio - Textos grotescos e prosegue nel 1991 con la pubblicazione di Cartas de um sedutor a cui si aggiunge, nel 1992, l’antologia di racconti Bufólicas. Una parte della critica e dei lettori si indignerà per il contenuto e per le scelte linguistiche di questi testi, altri riusciranno ad intercettare, tra le righe, una sottile critica della società contemporanea ripercorrendo il cammino intellettuale cominciato dall’autrice in opere pregresse. Detto ciò, il presente studio intende ripercorrere la ricezione dell’opera hilstiana, rivolgendo una particolare attenzione alla prosa pubblicata tra gli anni ’80 e ’90 e sopratutto, ai testi della tetralogia oscena e alle cronache scritte per il giornale Correio popular. Perciò, introducendo alcuni dettagli biografici e la personalità della scrittrice, considerando alcune interviste concesse alla stampa e alla televisione, lo studio si sposterà da un’altra prospettiva, il punto di vista degli Altri, secondo Sartre, agenti indispensabili nel processo di individuazione e affermazione dell’identità. Analizzando le critiche sceglieremo dei topici utili ad una riflessione che evidenzi l’intervento dell’opera di Hilda Hilst nella società e negli abissi dell’essere umano. Questo compito si ascrive quindi al fine di intercettare nelle critiche i tabù di chi, barricato in un perimetro di conforto, pretende dominare la società attraverso il moralismo. Allo stesso tempo intendiamo ovviamente stabilire un confronto interpretativo con chi ha saputo comprendere il valore e la complessità dell’opera hilstiana, decostruendo, in una prospettiva dialogica e comparativa, le banalità e le stigmatizzazioni esposte dai detrattori.
Hilda Hilst si dedicò per 40 anni a una complessa ed esuberante creazione poetica, di prosa e di teatro. Nonostante ciò, osservando l’emarginazione della sua opera, relegata in un angolo del panorama letterario brasiliano, quasi sessantenne, nel 1989, si dichiara, citando Georges Bataille, “libera di fallire”, proclamando un’allontanamento dalla “letteratura seria”. Da questo annuncio nasce una provocazione che si manifesta con la pubblicazione di opere presentate come pornografiche. Questo pronostico si concretizza nel 1990, quando pubblica i primi due testi della cosidetta ‘tetralogia oscena’, O caderno rosa de Lori Lamby, tradotto in italiano come Il quaderno rosa di Lori Lamby e Contos d’escárnio - Textos grotescos e prosegue nel 1991 con la pubblicazione di Cartas de um sedutor a cui si aggiunge, nel 1992, l’antologia di racconti Bufólicas. Una parte della critica e dei lettori si indignerà per il contenuto e per le scelte linguistiche di questi testi, altri riusciranno ad intercettare, tra le righe, una sottile critica della società contemporanea ripercorrendo il cammino intellettuale cominciato dall’autrice in opere pregresse. Detto ciò, il presente studio intende ripercorrere la ricezione dell’opera hilstiana, rivolgendo una particolare attenzione alla prosa pubblicata tra gli anni ’80 e ’90 e sopratutto, ai testi della tetralogia oscena e alle cronache scritte per il giornale Correio popular. Perciò, introducendo alcuni dettagli biografici e la personalità della scrittrice, considerando alcune interviste concesse alla stampa e alla televisione, lo studio si sposterà da un’altra prospettiva, il punto di vista degli Altri, secondo Sartre, agenti indispensabili nel processo di individuazione e affermazione dell’identità. Analizzando le critiche sceglieremo dei topici utili ad una riflessione che evidenzi l’intervento dell’opera di Hilda Hilst nella società e negli abissi dell’essere umano. Questo compito si ascrive quindi al fine di intercettare nelle critiche i tabù di chi, barricato in un perimetro di conforto, pretende dominare la società attraverso il moralismo. Allo stesso tempo intendiamo ovviamente stabilire un confronto interpretativo con chi ha saputo comprendere il valore e la complessità dell’opera hilstiana, decostruendo, in una prospettiva dialogica e comparativa, le banalità e le stigmatizzazioni esposte dai detrattori.
Descrição
Palavras-chave
Hilst, Hilda, 1930-2004 - Crítica e interpretação Literatura brasileira - séc.20 - História e crítica Teses de mestrado - 2017
